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Teatro Due Roma | Teatro stabile d'essai

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Progetto "I GIUSTI" di Albert Camus a cura di ATTO VENTI 14 (ex allievi Accademia Silvio D'Amico)

 

La costituenda compagnia Atto 20/14 è composta interamente da attori e registi under 30, diplomati presso ANAD “Silvio D'Amico” e “Scuola del Teatro Stabile di Torino” incontratisi in contesti di lavoro o durante i rispettivi percorsi accademici. La volontà è quella di mettere in relazione e confrontare le esperienze lavorative e formative dei singoli componenti del gruppo (maturate con attori e registi come Massimo Popolizio, Luca Ronconi, Antonio Latella, Walter Malosti, Gabriele Lavia, Andrea De Rosa, Maurizio Panici, Bruce Myers, Piero Maccarinelli, Monica Guerritore, Theodoros Therzopoulos, Francesco Manetti, Massimiliano Farau, Gabor Zsambeki, Arturo Cirillo, Walter Pagliaro) per metterle a servizio di un progetto forse “piccolo” e senza eccezionali ambizioni, ma certamente – e per una volta – interamente “proprio”.

 

IL LINGUAGGIO SU UN DRAMMA DI LIMITI

 

Tracciare una linea registica di un'opera come I Giusti non rischia di essere un proposito arduo, bensì inutile. Pensare ad una rappresentazione de I Giusti come l'incontro di due estetiche (quella dell'autore e quella del regista) finirebbe per degenerare in uno scontro dove - sospetto - sarebbe il regista ad avere la peggio.

Camus scrive un dramma di chiarissima ispirazione Dostoevskjana attorno alla figura del terrorista, ma dove l'azione terroristica non si concretizza mai sulla scena; pone sul piano dell'analisi ogni forma dell'espressione dell'amore, ma senza che un solo bacio venga rappresentato; chiama a raccolta l'odio, ma senza mai portare sul palco la violenza, raffigurazione sensibile dell'odio.

Cosa rimane allora del dramma I Giusti? E cosa rimane a chi sceglie di farne una rappresentazione?

Rimane un'indagine e uno studio, dai risultati scenici incredibilmente dinamici, sopra il volume complesso dell'Uomo; rimane un dramma di senso dove i personaggi si interrogano non tanto su un'azione in sé, ma sul significato profondo che sta dietro le parole che sono alla base dell'azione e dei suoi limiti. Il rivoluzionario, che per sua definizione cerca di imporre e riformulare un ordine nel mondo (condivisibile o meno), si trova di fronte, prima ancora di compiere l'atto rivoluzionario, un compito ancora più arduo: quello di trovare un nuovo ordine sul piano del linguaggio, delle parole di cui il mondo è composto. Termini come giustizia, amore, odio, omicidio, viltà, prendono posto sul campo di battaglia ben prima dalla bomba e del fucile, ed è su questo terreno che si affrontano le profonde contraddizioni del macro-personaggio (l'Uomo, in questo caso posto in una situazione estrema) tratteggiato da Camus. Per questo le parole vengono svuotate delle loro accezioni comuni per riempirsi di una nuova poetica e di nuovi nessi morali, a volte terribili.

Camus pone l'accento su come alla base di quella che può parere un'azione profondamente disumana (l'azione terroristica) vi sia ciò nonostante una tremenda umanità, la stessa che rende “più facile morire delle proprie contraddizioni che viverne”. Come forse è splendidamente contraddittoria l'assurda consapevolezza dei personaggi dell'opera per cui “un uomo è un uomo”, da cui nasce l'altrettanto consapevole e tremenda necessità di astrarre quello stesso uomo per mutarlo in un simbolo e una formula e, proprio in virtù di questa sofisticazione dialettica prima ancora che sensibile, poterlo uccidere senza essere considerati agli occhi degli altri (e soprattutto di se stessi) degli assassini.

“Una bellezza terribile è nata”, così W. B. Yates, poeta e premio Nobel come Camus, descrive alcuni suoi compagni rivoluzionari irlandesi; allo stesso modo, nel dramma I Giusti, attraverso dei giovani russi fiaccati da una vita di clandestinità e rinunce che finisce con il privarli delle somma dei piccoli elementi che compongono l'enorme sfera dell'umanità, viene mostrata la nascita (e forse anche la fine di questa “bellezza terribile”.

 

PERCHÉ I GIUSTI OGGI

 

È innegabile che un testo trattante il tema del terrorismo possa sembrare, ai giorni nostri, quantomeno attuale. E certamente lo è. Tuttavia, è doveroso specificare - per chi non ha conoscenza dell'opera - che questa non si occupa di condurre una trattativa squisitamente politica attorno al terrorismo, né di stabilire se l'azione terroristica sia di per sé ammissibile (è pacifico per chiunque che non lo è), ma di indagare sullo sfondo di una situazione limite, come può essere appunto quella del terrorismo, il rapporto tra l'uomo, la concezione che ha di sé e della collettività, in relazione alla più frequente delle questioni morali: “che cosa è giusto? ”.

 

LE RAGIONI DI UNA RESIDENZA AL TEATRODUE ( a cura della Compagnia )

 

Quando si cerca di costruire in venti giorni uno spettacolo dalle dinamiche direi discretamente complesse e la cui durata si attesterà – temo – intorno alle due ore, i tempi canonici di prove potrebbero risultare quantomeno stretti. La bontà di un lavoro “in residenza” consiste proprio nella possibilità di attuare una folle e disperata reclusione volontaria, operazione che fuori da tale contesto sarebbe improponibile.

Se si ritiene che a tavolino si improvvisa e si comprende e sul palco si procede al montaggio, è anche vero che fuori dall'orario sindacale di prove l'attore studia e si riorganizza; quest'ultima fase viene abitualmente condotta “a casa”, con tutti le problematiche che ne conseguono; prima fra tutte quella di essere soli. Una residenza (per come la intende il sottoscritto) può limitare e in parte addirittura risolvere questo problema; se in uno spettacolo con sette interpreti per dieci ore di prove giornaliere l'attore compie un lavoro effettivo di prove tra le due e le quattro ore, con una residenza, invece, quel lavoro di studio, che convenzionalmente viene operato in una “casalinga solitudine”, diventa un secondo spazio di prove e di confronto tra gli attori che in quel momento non sono impegnati sul palco con il regista.

Un testo come “I Giusti” credo che richieda un lavoro da parte degli attori simile a quello di un team di scienziati, impegnati in una analisi gelida del rapporto tra il processo (la situazione) e il risultato (il tipo umano, il personaggio e la sua condotta). Personalmente, se provo ad immaginare un laboratorio scientifico, me lo figuro vibrante di persone che vivono il luogo delle loro scoperte più come dei residenti in un tempo indefinito, che non come dei dipendenti che subordinano la quantità della loro presenza all'esecuzione del piccolo compito giornaliero che gli è stato assegnato.

 

 

Stefano Scialanga

(Regista) Ruolo: Skouratov

 

Nato a Roma nel 1987 e diplomato all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica “Silvio D'Amico”. Attualmente attore presso il Teatro di Roma per lo spettacolo “l'esposizione universale” di Luigi Squarzina con la regia di Piero Maccarinelli. Vincitore di “European Young Theatre Actor's Competition – Premio S.I.A.E.” al 57° Festival dei due Mondi di Spoleto (premio cui partecipano allievi scelti delle accademie nazionali di Italia, Francia, Germania, Polonia, Russia e Spagna). Tra le sue altre esperienze formative e lavorative si citano quelle con, Antonio Latella, Massimo Popolizio, Arturo Cirillo, Andrea de Rosa, Antonio Ligas, Bruce Myers, Gabor Zsambeki, Gabriele Lavia, Massimiliano Farau, Theodoros Therzopoulos, Antonio Ligas, Christian Burges, Julie Brochen.

 

Alice Spisa

Ruolo: Dora

 

Debutta nel 2004 a fianco a Maria Paiato. Studia a Londra con Giles Foreman e si diploma alla Scuola del Teatro Stabile di Torino nel 2012. Con la regia di Walter Malosti è Titania nel “Sogno” di Shakespeare e protagonista ne “Lo stupro di Lucrezia”, che le vale il Premio Ubu come Nuova Attrice Under 30. Ha lavorato, fra gli altri, con Roberto Guicciardini, Carmelo Rifici, Davide Ferrario, Maurizio Panici. Nella stagione 2014/2015 interpreta “L'abito della sposa” di M. Gelardi, “Qualcosa rimane” accanto a Monica Guerritore, “Camille Claudel”, “Confessions of Mr. Kim Lee Park”, e “Heartbreak Hotel” del colletivo Snaporaz.

 

Giulio Maria Corso

Ruolo: “Yanek” Kaliayev

 

Nel 2013 si diploma presso l’Accademia Silvio D’Amico con “I giorni del buio”, regia di Gabriele Lavia. Vincitore come attore del Premio SIAE 2011. Nel 2013 l’esordio cinematografico con “Walking on sunshine”, regia di Dania Pasquini e Max Giwa. Al RIC festival è interprete del dramma “Io sono il vento” di Jon Fosse, regia di Alessandro Greco. Nel 2014 Liliana Cavani lo sceglie per il suo nuovo lavoro televisivo “Francesco”. Nel 2014 vince il “premio SIAE sezione DOR” con il testo “Julien Zoluà”. Nel 2015 è protagonista del musical “Rapunzel” e de “L'esposizione Universale” regia di Piero Maccarinelli.

 

Massimo Odierna

Ruolo: Stepan

 

Studia recitazione a Napoli e si diploma presso l’Accademia teatrale “ll Primo”. A Roma si diploma presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico. Tra i suoi maestri: Lorenzo Salveti, Luca Ronconi, Valerio Binasco, Massimiliano Farau, Mario Ferrero, Roberto Romei, Michele Placido, Eimuntas Nekrosius, Nikolai Karpov, , Peter Clough, Nikolaevic Bogdanov, Arnolfo Petri, Rosario Ferro. In Teatro è diretto da Luca Ronconi in “In cerca d’autore” e in “Santa Giovanna dei Macelli; da Luca Bargagna ne “La bottega del caffè” e ne “ Le Nuvole”, da Valerio Binasco in “Frammenti”; da Lorenzo Salveti in “L’impresario delle Canarie”; da Mario Ferrero in “Se Amleto avesse potuto”; da Giacomo Bisordi in “Amore e resti umani” da Arnolfo Petri per “Il bacio della donna ragno”; da Rosario Ferro in “La zia di Carlo”. In Televisione è protagonista in “Michelangelo, il cuore e la pietra” diretto da Giacomo Gatti con Rutger Hauer e Giancarlo Giannini - Sky Arte hd; è diretto da Felice Cappa in “In cerca d’ autore” di Luca Ronconi; da Sandro Vanadia in “Carnezzeria”di Emma Dante; da Nicola Perrucci in “Rex VI”; da Andrea Rovetta ne “La Gaia Scienza”. In Radio affianca Roberto Herlitzka ed Enrico Pieranunzi ne “Il paradosso sull’ attore”,Rai Radio3. E’ autore e regista di corti teatrali come “ Portami a casa di qualcuno” e “ Domani un signore in vestaglia si sveglierà presto”

 

Alessandro Cosentini

Ruolo: Annenkov

 

Dal 2009 al 2012 frequenta l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”.Fra le produzioni teatrali cui ha preso parte in Accademia: “Napoli milionaria” di Eduardo De Filippo con regia di Arturo Cirillo; “Noi, gli eroi” di Jean Luc Lagarce con regia di Valentino Villa; “Composizio- ni” diretto da Anna Marchesini “Legnate” tratto da “Le nozze dei piccoli borghesi” di Bertolt Brecht. “Don Giovanni” di Moliere – e “Re Lear” di Shakespeare – Regia di Di Giacomo Settis Bisordi. Per la televisione, è stato attore coprotagonista in “Centovetrine”.La sua formazione artistica si arricchisce con laboratori di recitazione: con Luca Ronconi presso Centro Santa Cristina, con la compagnia “Belarus Free Theatre” presso il Teatro India. E inoltre ha partecipato a laboratori con: Nikolaj Karpov, Michele Monetta, Francesco Manetti, Rosa Masciopinto,Max Farau, Lilo Baur, Paolo Giuranna.

 

Paolo Minnielli

Ruolo: Alexis Voinov

 

Nato a Roma nel 1992 e diplomato all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica “Silvio D'Amico”. Tra le sue esperienze formative e lavorative si citano quelle con Luca Ronconi, Roberto Marafante, Antonio Latella, Massimo Popolizio, Andrea de Rosa, Bruce Myers, Gabor Zsambeki, Massimiliano Farau, Theodoros Therzopoulos Arturo Cirillo, Manuel Capraro, Adriano Evangelisti, Roberto Romei, Giorgio Barberio Corsetti, Samuele Potettu.

 

Mariasilvia Greco

Ruolo: La Granduchessa

 

Nata a Cosenza nel 1988 e diplomata all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica “Silvio D'Amico”. Menzione speciale per “Odisseo che fai, adesso piangi?” al Premio Giovani Realtà 2014 al Teatro Palamostre di Udine. Tra le sue esperienze formative e lavorative si citano quelle con Massimo Popolizio, Antonio Latella, Andrea de Rosa, Bruce Myers, Gabor Zsambeki, Massimiliano Farau, Theodoros Therzopoulos Arturo Cirillo, Giuseppe Roselli, Roberto Romei, Clara Galante, Angela Lombardi, Maria Giulia Colace, Massimo Odierna, Giuseppe Marini, Antonio Ligas, Vittoria Sipone, Manuel Capraro.

 

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